Il ‘Mobbing’ è un termine ormai da tempo entrato a far parte del linguaggio comune dei lavoratori, col quale si identifica una serie di comportamenti aggressivi, soprattutto psicologici, inflitti dal datore di lavoro, a danno del lavoratore.
Le vittime delle molestie sono in prevalenza donne, sottoposte a continue critiche sul lavoro svolto, isolamento, vessazioni, assegnazioni di incarichi al di sotto delle proprie possibilità, pettegolezzi, e via di seguito.
Ovviamente, le conseguenze per la salute psico-fisica di chi viene sottoposto ad ‘azioni mobbizzanti’, sono molteplici: si va dallo stress, stanchezza, perdita dell’autostima, ad allergie, insonnia, cefalee, attacchi di panico.
Ma il datore di lavoro cosa ci guadagna con ciò? Il tutto è ovviamente finalizzato al licenziamento spontaneo (?) da parte del dipendente, con il vantaggio per il datore e l’azienda, di evitare di ricorrere al licenziamento forzato. Altra ragione potrebbe essere, il rifiuto da parte della vittima a sottostare a proposte o richieste immorali/illegali.
Una vera e propria violenza psicologica dunque, sempre più diffusa nei luoghi di lavoro.
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Ultimo aggiornamento ( Venerdì 01 Maggio 2009 00:49 )
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