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giu 03
2009
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Scritto da Lauzi in Nessun Tag |
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"QUELLO CHE SEI PER ME"
UNO
Gli esperti della scientifica,avvolti nelle loro tute e soprascarpe in Tyvek bianco,si strinsero attorno al cadavere cercando delicatamente di infilarlo nel sacco nero foderato di tela.Tutto intorno una folla di curiosi pulsava come il cuore di un grande drago alla ricerca di risposte,fortunatamente era stato issato un tendone bianco,lì accanto al cadavere,per evitare qualsiasi tipo di intraprendenza amatoriale che avrebbe compromesso le già difficili indagini.
Il cadavere di Matteo Rispo era stato ritrovato supino in un angusto vicolo genovese il 9/1/2006 e la morte era stata stimata,all'incirca,quindici ore prima del ritrovamento.Gli esperti si stavano interrogando sui dati sensibili della salma che sembravano cozzare con l'effettiva ora del decesso:gli artefatti post mortem,indicavano inequivocabilmente tutt'altra ora.Il tasso alcolemico era di 3.0 e il contenuto dello stomaco,oggetto del contenzioso,mostrava come vi fosse ancora del cibo non digerito,ipotesi per cui la morte doveva essere per forza sopraggiunta non nella tarda serata dell'8/1,ma addirittura il pomeriggio prima.Tutto era molto approssimativo e le indagini procedevano con un'irregolare lentezza,così anche gli esami spettroscopici per le fibre rinvenute sui palmi delle mani del cadavere.Per l'autopsia erano stati consultati esperti del R.I.S cui era stata affidata parte delle indagini:il cadavere presentava l'insorgenza di un precoce rigor mortis.
Il capo della Polizia,il dottor Garbarino,aveva inviato sul luogo i sottotenenti Rispo Vittoria e Derchi Martino della Compagnia CC Milano Duomo.Ad attenderli,il Capitano Datti,con l'ordine di consegnare l'intero fascicolo Rispo ai subordinati.Scelta azzardata quella di rendere partecipe delle indagini proprio la sorella del defunto,ma niente era stato lasciato al caso.Vittoria era un elemento brillante ed era l'unico parente ancora in vita di Matteo Rispo,o di quello che ne era rimasto.Al momento del ritrovamento,il corpo presentava ferite rossastre,beanti,imbrattate di ghiaia.Una volta sul tavolo di acciaio inossidabile dell'obitorio dell'Ospedale S.Martino di Genova,il corpo era stato esaminato e si era arrivati alla probabile causa del decesso:una ferita molto estesa dai bordi frastagliati,ad indicare la natura dell'arma del delitto,probabilmente un coltello dalla lama seghettata,in corrispondenza dello stomaco.Sul documento di identità ritrovato nel portafogli della vittima,risultava che Matteo Rispo fosse alto almeno 193cm...nella lettura del fascicolo,Vittoria,che ben ricordava la stazza del fratello,era rimasta stupita da questo tipo di ferita che,presumibilmente,avrebbe potuto essere stata inferta da una persona molto piccola di statura,come solo le donne,a volte,possono essere.Sotto le unghie del cadavere erano state trovate tracce di pelle,ma in Italia,la schedatura genetica era considerata violazione dei diritti umani.
DUE
Il problema principale su cui gli esperti e gli "addetti ai lavori"concentrarono in toto la loro forze verteva sul fatto che l'assassino o l'assassina di bassa statura non aveva lasciato alcuna traccia sulla scena del crimine che era stata irrimediabilmente compromessa dagli agenti atmosferici intercorsi tra l'ora della morte e il ritrovamento,senza contare la precarietà del luogo,la sporcizia di un vicolo frequentato per lo più da tossicodipendenti o clochard.L'unica traccia su cui si poteva costruire una plausibile ipotesi di reato era favorita dalle telecamere di sorveglianza sparse per i vicoli tra piazza Matteotti e vico Vegetti,dove era stata rinvenuta la salma esangue.Grazie alle poche e sgranate immagini,era stato possibile tracciare il percorso della vittima durante l'8/1,cominciato alle 13 quando il Rispo aveva consumato il suo pranzo seduto sui gradini che incorniciano la folcloristica piazza delle Erbe.Da allora,si erano perse parzialmente le tracce sino alle 15,quando una telecamera ben nascosta tra le mura della Facoltà di Architettura,in stradone Sant'Agostino,aveva restituito l'immagine fondamentale per una possibile ricostruzione cronologica ad opera dei R.I.S di Parma:Matteo Rispo era in attesa di una persona,proprio ai cancelli della maestosa facoltà.Il fotogramma seguente mostrava l'incontro tra il futuro cadavere e una donna...non particolarmente alta...
Il Capitano Datti prese subito contatti con il Comando S.Giorgio per un'ipotesi di collaborazione,dal momento che l'area giurisdizionale in questione era la loro.Fondamentale,ora,era trovare la persona con cui Matteo Rispo aveva probabilmente passato le sue ultime ore di vita.Vittoria Rispo era la sorella maggiore della vittima,oltre che un'ottimo carabiniere.La lucidità con cui aveva reagito a tutta questa vicenda era encomiabile e si rendeva disponibile a qualsiasi ora del giorno e della notte.Il collega,Derchi,chiamato a collaborare al suo fianco era il suo partner lavorativo da quando aveva indossato la divisa la prima volta,e la scelta di Garbarino di renderlo partecipe era stata supportata dal fatto che,Vittoria,non aveva altri che lui..condividevano tutto ed era la sua famiglia e,in un momento come questo,Vittoria aveva bisogno di tutta la serenità necessaria,serenità che solo Martino Derchi sarebbe stato in grado di garantirle.R.I.S,Comando di via Diaz e Comando S.Giorgio erano,a questo punto,schierati assieme,la complessità del caso lo richiedeva anche e soprattutto perché vi era,in qualche modo,implicata una collega.Nei due giorni successivi Vittoria Rispo,venne convocata al Comando di via Diaz,punto nevralgico della coordinazione delle indagini,in qualità di unico familiare esistente.
TRE
Vittoria annunciò da subito che Matteo era un ragazzo problematico.Aveva passato l'adolescenza tra una casa famiglia e l'altra e i suoi problemi si erano acuiti sempre di più.Da quando lei si era trasferita a Milano,gli unici contatti erano per telefono,esclusa qualche sporadica visita da parte di lui.Matteo aveva iniziato a bere smisuratamente e la sorella collegava l'origine di questa dipendenza alla vicinanza di una ragazza di cui Matteo non aveva fatto mistero,una certa Viola Petacci che lei,però,non aveva mai conosciuto."Non le piacciono gli sbirri"le aveva detto Matteo durante l'ultima telefonata risalente ad un mese fa.Vittoria non riuscì a non preoccuparsi per il disgraziato fratello e,ora,si era rammaricava di non essere andata più a fondo in questa storia che,avrebbe scoperto,si sarebbe rivelata più sporca del previsto.Oltre a questo,non seppe raccontare nient'altro agli inquirenti...non erano esattamente un modello di famiglia edificante,ma nessuno osò dire alcunché a riguardo.
Vittoria si rifiutò di soggiornare,per il tempo della durata delle indagini,nella sua vecchia abitazione...troppi ricordi e non era pronta ad affrontare il dolore e il rancore da cui era fuggita quando si era trasferita a Milano.Durante la notte aveva ancora i terribili incubi che l'avevano accompagnata durante l'infanzia..ed ora era definitivamente sola..i suoi non erano riusciti a stare vicini a Matteo neanche al momento della sua morte..Matteo viveva in un monolocale nel quartiere popolare di S.Fruttuoso,un alloggio spoglio e freddo.Lavorava come operaio presso un cantiere edile;il datore di lavoro aveva stilato un'immagine ineccepibile del suo giovane dipendente ma,per quanto concerneva la sua vita privata,non aveva avuto alcuna intenzione di informarsi.Ennesimo vicolo cieco per gli inquirenti che si persuasero una volta per tutte che la chiave di tutto,sarebbe stata svelata una volta trovata la Petacci .Era inutile fare commenti alla potenza delle immagini dell'esame autoptico...la violenza con cui il colpo mortale era stato inferto,lasciava pensare ad un crimine a sfondo passionale..e,si disse Vittoria,solo una donna arrabbiata arriva a toccare punte tanto alte.Una sola coltellata lo aveva percorso dallo stomaco in giù,sino ad una quasi completa voragine.Matteo aveva perso molto sangue ma,aveva compiuto un ultimo sforzo,prima di cadere esanime,come spiegarono i R.I.S,per giustificare il misterioso precoce rigor mortis;con ottime probabilità,Matteo aveva tentato di scivolare in via S.Bernardo alla ricerca di aiuto,vista la posizione piuttosto nascosta in cui l'assassino o l'assassina l'aveva sorpreso.
QUATTRO
Il giorno seguente,il capitano Datti e Vittoria,tornarono ad ispezionare la scena del crimine.I vicoli erano rimasti gli stessi,ed ogni pietra le ricordava la sua infanzia.Quante volte aveva calcato quel suolo.Durante la sua giovinezza,rappresentavano l'unico luogo in cui i giovani potevano raccogliersi e ritrovarsi,per passare qualche ora di svago nel week end.Sembrava non essere cambiato nulla,compreso il forte odore di urina misto all'aroma di pane proveniente dai forni sparsi qua e la.Il sole si mostrava tiepido,in quella fredda giornata di gennaio,ma la luce era buona,come le speranze di poter trovare qualche anello mancante o qualsiasi altra cosa sfuggita agli inquirenti;valeva la pena guardare le cose da un'altra prospettiva.Una volta giunti sul posto,Vittoria si strinse nelle spalle...si era data molto poco tempo per elaborare il lutto del fratello e prima o poi,si ripeteva,il momento dei conti con se stessa sarebbe arrivato.IL sangue era stato quasi del tutto lavato via,complice anche la pioggia degli ultimi due giorni.Il corpo era stato ritrovato supino in un mare di sangue e qualche sciacallo di turno aveva provveduto a ripulirlo del poco che possedeva;impossibile fare affidamento sulle impronte digitali e qualche fibra ritrovata sul cadavere.Nessuno dei commessi del locale prospiciente il luogo dell'omicidio aveva saputo riconoscere il ragazzo e anche i tabulati estratti dal suo telefono cellulare risultavano poco utili.Da metà pomeriggio in poi,Matteo,risultava essere stato chiamato una ventina di volte dall'introvabile Viola,ennesimo sintomo dello squilibrio di questa persona,un esperto avrebbe potuto definirla personalità borderline,se avesse scorso rapidamente gli ossessivi sms inviati al ragazzo.La mattinata non aveva dato i frutti sperati.Nonostante la giornata nitida,la scena del crimine risultava,in ultima analisi,seriamente compromessa;quella zona era frequentata da parecchi spiantati cui poco importava passare la notte nell'angolo semi insanguinato dove il cadavere era stato rinvenuto.Vittoria Rispo e Datti decisero,scoraggiati,di tornare al Comando per stilare il rapporto,alle due avrebbero assistito alla relazione del coroner sull'autopsia della vittima.La dottoressa Imbalsano,era di spalle al freddo tavolo di acciaio ed era intenta al processo di sterilizzazione degli utensili del mestiere.Era una donna piuttosto brusca e caparbia e non sempre a aveva la meglio sulla prima impressione della gente.La cosa certa era che la sua professionalità era ineccepibile e,nonostante il mestiere non da poco che svolgeva,una parte del suo cuore era rimasta penetrabile solo da qualche peregrino sentimento.IL capitano Datti,Martino Derchi,il capitano Parricchi dei R.I.S e Vittoria entrarono nel freddo stanzone.Isabella Imbalsano corse ad abbracciare Vittoria:"Mi dispiace"le sussurrò ad un orecchio.
CINQUE
Isabella Imbalsano prese subito la parola e mostrò il cadavere del ragazzo alle sue spalle.Indicando con l'indice il tipico segno ad Y della dissezione.La ferita in corrispondenza dello stomaco aveva provocato un'emorragia tale da poter confermare con certezza la morte per dissanguamento."Inoltre"prosegui Isabella"abbiamo rilevato un dato fondamentale,fino ad ora non preso in considerazione...ma,ora,non so se..""Vai avanti"asserì Vittoria con tono severo ma senza guardare la dottoressa negli occhi.
"Ho notato che dagli esami tossicologici non vi era traccia rilevante di qualche infezione sanguigna e non mi sono subito preoccupata di controllare se...ecco...il ragazzo facesse uso di droghe"disse mostrando ai suoi interlocutori il buco livido sul braccio del cadavere."Probabilmente lo ha fatto una volta soltanto e sono quasi certa nel dire che risale a poche ore prima del delitto.E,se non ci aveva pensato sino a quel momento,probabilmente,non deve essere stata una sua scelta personale.Qualcuno può averlo obbligato per..."
"Per amore..."la interruppe Vittoria.Le ricerche della Petacci non avrebbero dovuto protrarsi oltre.Usciti dall'obitorio,Martino propose un caffè all'amica,aveva bisogno di sfogarsi e lui sapeva che per lei non sarebbe stato facile.Martino era stato accanto a lei da sempre e avrebbe fatto qualsiasi cosa per saperla serena,anche solo per un po'.Negli ultimi otto anni aveva condiviso tutto con lei,ma lei non gli aveva mai permesso di entrare fino in fondo nel suo cuore.Aveva imparato a conoscerla e ad amarla,sempre in silenzio.Seduti al tavolino del bar dell'ospedale,Martino si scostò dagli occhi la folta chioma ricciuta,nera come la pece.Aveva gli occhi di un azzurro intenso,un fisico prestante limitato forse da una statura mai troppo adatta per il mestiere scelto e che gli aveva creato non pochi problemi al momento dell'arruolamento.Martino aveva avuto diverse storie in questi ultimi anni,sempre finite male perché nessuna ragazza reggeva il paragone con Vittoria.Conosceva da un paio di anni Matteo,ma era sempre preoccupato che potesse combinare qualche pasticcio che poi la sorella avrebbe dovuto risolvere."Senti,se hai bisogno di parlare,sai che con me puoi farlo.."le disse dolcemente ma in quel momento,vennero interrotti dal rumore della vibrazione del suo telefonino,adagiato sul tavolino di plexyglass.Viola Petacci era stata braccata.
Erano riusciti a risalire al suo domicilio attraverso il numero telefonico.La compagnia dei telefoni aveva fornito tutti i dati necessari,dati al momento dell'acquisto del telefono cellulare e della sim card,ed avevano agito in tutta fretta.La ragazza era stata sorpresa nel suo appartamento,in un quartiere fuori mano sulle alture della città.
SEI
Viola Petacci ,si mostra agli inquirenti,nella sala interrogatori del Comando dei Carabinieri di via Diaz,rannicchiata sulla sedia con le ginocchia strette al petto.La ragazza era in commissariato da dodici ore,sei delle quali spese in un serrato interrogatorio.Al momento dell'incursione,Viola era stata sorpresa nel bel mezzo di un solitario "droga party" ed ora,giaceva sulla sedia di quella fredda stanza spoglia con gli stessi abiti insanguinati e gli stessi occhi stropicciati di dodici ore prima.Gli inquirenti non avevano tempo da perdere,sapevano che da lì a poco sarebbe sopraggiunta la prima crisi di astinenza,e non avrebbero più potuto contare sulla sua lucidità.Ad una prima impressione da dietro la finestra specchiata che separava le due stanze,Viola suscitava una gran tenerezza cui persino Vittoria era disposta a cedere.Lunghi capelli color mogano incorniciavano il viso piuttosto lungo e sofferente,gli occhi erano incorniciati da grandi occhiaie,tipiche di chi dedica troppo tempo a qualcos'altro piuttosto che al sonno.La statura era medio bassa e la ragazza non arrivava a pesare 50kg...forse avevano cantato vittoria prematuramente.
"Con il suo permesso,capitano,vorrei andare ad ispezionare personalmente l'abitazione della donna."disse sicura Vittoria a Datti,suo superiore che,consultatosi con Parricchi,le propose di non avventurarsi da sola,sarebbe andato Derchi con lei.
La cosa che più la colpì una volta entrata nell'appartamento,oltre all'odore acido tipico del vomito di chi soffre di disturbi dell'alimentazione,misto all'aroma prepotente di incenso al sandalo,era una profonda contraddizione,che,forse,solo una donna avrebbe facilmente notato.Viste le particolari esperienze di cui era stata costellata la vita di Vittoria,aveva imparato ad essere diffidente di tutto e tutti e decise di tenere per se ogni riflessione.
Viola si presentava come una ragazza non particolarmente abbiente,l'esterno della sua abitazione,raccontava molto di lei..tutto,da fuori,avrebbe portato a pensare ad una persona in piedi grazie ai sussidi della Caritas.Ogni convinzione cadde nel momento in cui misero piede all'interno dell'appartamento.Lavatrice,lavastoviglie,asciugatrice,frigo all'americana,televisione al plasma,cassettiera antica "probabilmente un Le Fablier"si lasciò sfuggire Vittoria accarezzando il mobile lucido."Come?"chiese stranito Martino,girandosi verso l'amica.Vittoria si morse il labbro inferiore,come faceva quando era nervosa e pensierosa allo stesso tempo,"Nulla.Pensavo ad alta voce...cavolo,coi nostri pidocchiosi stipendi a malapena possiamo permetterci la manutenzione di un Audi e invece,guarda qui...il valore di tutti questi oggetti..ammonterà ad un sacco di euro.."Martino si guardò rapidamente intorno e,deglutendo,le rispose..."..già.."
SETTE
L'appartamento era spoglio e il letto,addirittura senza struttura,constava del solo materasso adagiato al suolo polveroso.Gli angoli del soffitto erano marci e,in alcune parti,vi erano segni di muffa persistente.Tuttavia,Viola possedeva elettrodomestici piuttosto costosi,che cozzavano con il trend generale della casa.Vittoria scattò qualche foto,decisa a sottoporre il suo punto di vista agli inquirenti.Verso le 18,Martino spalancò una finestra e si accese una sigaretta e la offrì alla collega che accettò volentieri.Nulla,in quel momento le avrebbe dato sollievo quanto il fumo;la sua mente vagava e cominciò,per la prima volta, a pensare che,probabilmente Viola avrebbe potuto non rivelarsi l'assassina...c'era qualcosa di strano che non riusciva a far quadrare e che non le dava pace."Sei così silenziosa...mai come in questi momenti mi hai tenuto fuori dalle tue elucubrazioni"le sussurrò Martino."Scusa,hai ragione..non sembra anche a te che ci sia qualcosa di completamente assurdo qui dentro?Voglio dire,tutto qui suggerisce povertà ed abbandono,eppure possiede un televisore al plasma,un'asciugatrice..voglio vederci chiaro"annunciò,spegnendo la sigaretta sulla suola della scarpa.
Quella sera due donne, che raramente passavano inosservate nel loro ambiente e non solo,si ritrovarono sedute ad un tavolo,in un ristorante del centro.In mezzo a loro una candela accesa e dei bicchieri colmi di vino.Isabella,stretta nel suo tailleur crema,fece cenno al cameriere, in giacca e cravatta,di portar loro un'altra bottiglia.Vittoria posò sul tavolo,accanto al piatto di pesce che non avrebbe toccato,le foto scattate quel pomeriggio ed estese all'amica i suoi dubbi:"Io sono più che convinta che in tutto questo ben di Dio lo spaccio c'entri poco...qualcuno deve averla comprata in questo modo...non mio fratello,ben inteso.Con quel poco di stipendio e il misero vitalizio mensile da parte mia,sarebbe stato subissato di rate sino alla m....beh,sino alla morte.."confessò Vittoria.Di fronte a lei,l'amica,non potè non darle ragione...vi era qualcosa di strano in tutto questo"Ma perché farle dei regali così costosi?E quanto la cosa può essere rilevante con la morte di tuo fratello?";le domande di Isabella furono interrotte dal suono del telefono cellulare di Vittoria che rispose prontamente,allontanandosi dal tavolo.Isabella continuò a scrutare le foto,particolare per particolare,senza arrivare ad una definitiva quadratura del cerchio.Dieci minuti dopo,Vittoria fece ritorno al suo posto:"Senza farlo apposta,abbiamo avuto risposta alle nostre domande.Era Parricchi,ha svolto delle ricerche per me questa sera e forse abbiamo una pista.Dagli scontrini e dai numeri di serie dei costosi elettrodomestici trovati oggi,risulta che,questi,sono stati recapitati alla ragazza,tutti,da una settimana a questa parte...non da escludere,come anticipo per qualche favore"
OTTO
"Sospetti di qualche mandante,amica mia?O di un amante geloso?Direi che l'unica cosa sicura è che l'omicidio è di natura passionale,visti gli ingenti indizi a favore di questa tesi"disse Isabella versandosi altro vino.Vittoria guardava in basso,senza ascoltare l'amica."Sto pensando che qualcuno possa aver corrotto la ragazza,con tutta questa bella roba o magari anche con tanta droga,per far fuori mio fratello.Solo lei avrebbe potuto convincerlo ad iniziare,se è vero quello che sostieni a proposito del "primo buco"che hai trovato al braccio...e comunque anche le analisi parlano chiaro,un alto tasso di sostanze stupefacenti nel sangue,sarebbe balzato agli occhi da subito...primo ed ultimo buco..."sussurrò,bevendo il vino.
"Ti ha mai sfiorato l'ipotesi che,chi sta dietro a tutto questo,voglia arrivare a te?"Isabella era stata diretta e lapidaria e Vittoria non resse all'ennesima preoccupazione...tutto,intorno a lei,si fece buio.
NOVE
Il rumore dei macchinari che troneggiavano nella stanza di ospedale,svegliarono Vittoria.Le bruciavano gli occhi e aveva la bocca secca come quando dormiva troppo.Dalla porta bianca,dietro ad un variopinto mazzo di fiori,spuntò il viso sereno di Isabella."Come stai tesoro,hai riposato?Mi sono permessa di andare in albergo per prenderti spazzolino e della biancheria"
"Hai fatto bene"le rispose sommessa l'amica "Grazie davvero...senza il vostro appoggio,non sarei mai riuscita a superare tutto questo...".Il dolore era ancora sordo e, per il momento, l'ordine categorico dei medici era riposare,ma non era la ferita che le percorreva quasi tutta la gola a preoccuparla,ma la voragine nera dentro di lei,che ogni giorno sembrava divorarla,inesorabilmente...
Sapeva che non sarebbe più stata la stessa,ma ora era veramente SOLA e avrebbe dovuto rialzarsi con la consapevolezza di non aspettarsi più niente dalla vita.
VITA,vita che le aveva tolto tutto e che negli ultimi dieci giorni si era così accanita,da arrivare a cancellarle definitivamente il sorriso dal viso.
SORRISO,quello per cui Martino si era sentito in diritto di portarle via il fratello perché,nella sua mente,rappresentava un ostacolo alla sua felicità,alla sua serenità.
DIECI
Il corso delle indagini si era notevolmente intensificato,dopo la famosa cena che aprì un netto varco tra le varie ipotesi di omicidio.Vittoria non aveva retto alla pressione e,alla domanda di Isabella,era svenuta.Ripresasi,aveva capito che davvero l'ipotesi di un suo coinvolgimento,poteva non essere aliena alla natura del delitto;chi mai avrebbe nuociuto alla vita di uno spiantato,che a nessuno avrebbe potuto nuocere se non a lei?
Martino non era stato molto furbo e aveva,poco professionalmente,lasciato tracce più che evidenti dietro di sé.
Tutto era cominciato dall'ultima telefonata che Matteo aveva fatto a Vittoria che,al termine della quale,aveva deciso di sfogarsi con il collega-amico-coinquilino.L'ossessione di Martino per la donna,cresceva ogni anno di più,e sembrava quasi strano,da fuori,che lei proprio non si fosse mai accorta di nulla.Martino era arrivato a giurare a sé stesso che nulla mai avrebbe dovuto turbare il loro idillio,idillio che però era solo nella sua testa.
Martino aveva ascoltato le parole insanguinate di Vittoria per questo fratello perennemente alla mercè del caso e venne a sapere di questa Viola Petacci...e,come un ragno che,ardimentoso,tesse la sua tela,cominciò ad essere preda delle sue ossessioni e ad imbastire il proprio piano criminale.
"Signorina Rispo,incontrerà delle difficoltà in ogni piccolo gesto del quotidiano,ma deve pazientare e stare a riposo,almeno finchè i punti smetteranno di tirarle.Alla sua collega ho dato la lista degli antidolorifici del caso...per il resto,è stata una paziente encomiabile,ce ne fossero come lei!"le disse dolcemente il primario,durante l'ultima visita di controllo prima che firmasse il foglio di uscita.
"E' stata fortunata...una ferita come la sua può anche essere molto pericolosa...non è molto lontana la giugulare.Ringrazi Dio di essersi salvata!"
Già...ringraziare Dio per essere rimasta l'unica a doversi rimboccare le mani e,per l'ennesima volta,recuperare i cocci della sua vita.
"Sentiamo Isa,per cosa dovrei ringraziare?Per aver rischiato la vita come ostaggio di quel criminale che per otto anni ha vissuto con me,ha mangiato con me,ha dormito con me?!Cristo,ma come ho fatto a non accorgermi di nulla!Otto anni!E chissà da quanto tempo era ossessionato e tramava per rovinarmi la vita!"confessò con dolore la ragazza all'amica che si era offerta di ospitarla per qualche giorno,spedendo prontamente marito e figli dai nonni.
All'ottavo giorno di indagini,qualcosa non collimava e la pressione degli inquirenti era palpabile.Viola era stata interrogata più volte ed aveva ammesso la natura dei regali ricevuti.
UNDICI
Martino aveva chiamato non troppo tempo dopo la telefonata del ragazzo alla sorella,da una cabina telefonica,facendosi riconoscere e fingendo di essere interessato ad acquistare della droga e promettendo che sarebbe sceso a Genova di persona.E così fece,ed ebbe anche la possibilità di conoscere la famigerata Viola che mostrò da subito segni di palese squilibrio.Martino capì da subito che Matteo altro non era che una pedina nelle sue mani e questo,avrebbe facilitato le operazioni:una volta soggiogata Viola,gli avrebbe fatto fare qualsiasi cosa e lo avrebbe più facilmente cancellato,una volta per tutte,dalla vita di Vittoria.
Martino aveva fatto bene i suoi calcoli e Viola riuscì a convincere il labile fidanzato ad avventurarsi con lei nel mortale tunnel della droga,ma ci riuscì tarsi,solo qualche ora prima che,con un'inaspettata furia omicida,si rese padrona della sua esistenza,portandogliela via.Martino aveva provveduto a ricompensare Viola con abbondanti regali ed ingenti dosi di droga ma,il fatto che la ragazza non avesse convinto prima il fidanzato a drogarsi,lo rendeva nervoso.Sapeva che questo fatto avrebbe destato strani sospetti perché particolarmente ravvicinato all'ora della morte.Dopo il fatto Viola avrebbe continuato a ricevere i suoi regali,con la promessa di sparire dalla sua vita e non fare parola di nulla.Come avvenne:Viola P etacci,venne condannata ,come complice,ad una giusta pena,ma dalla sua bocca non uscì mai nulla riguardo il coinvolgimento del poliziotto.Una volta messo alle strette, Martino perse il controllo,compromettendo quello che,a suo parere,sarebbe stato un pianp perfetto..avrebbe avuto Vittoria solo per sè,lei lo avrebbe amato almeno quanto lui amava lei...
.Il rapimento di Vittoria risale al 13/1,quando anche gli inquirenti erano decisi ad imputare l'intera colpa alla giovane donna;ma qualcosa era andato storto,l'ossessione di Martino lo aveva reso più vulnerabile e,pensando che l'amica sospettasse qualcosa,l'aveva rapita e costretta,per 36ore,in un capanno attrezzi della stazione Brignole,dove nessuno l'avrebbe trovata.Se doveva morire,voleva farlo con lei ora che,finalmente,era solo per lui.
DODICI
Vittoria si salvò nel conflitto a fuoco,durante il quale Martino perse la vita.
Durante la detenzione coatta,Vittoria era stata stuprata e minacciata con un coltello a serramanico,lo stesso,probabilmente con cui aveva fatto uccidere suo fratello.Martino si era rivelato un soggetto instabile e del tutto perverso,vittima delle sue ossessioni."Come ho fatto a non accorgermi di avere accanto un mostro?"si chiese ad alta voce Vittoria tenendo tra le mani una tazza di tè ancora troppo calda.Le giornate trascorrevano tranquille,ed Isabella si era dimostrata un'ottima ospite per tutto il tempo della sua convalescenza.
"Cosa farai ora?Datti e Gabarino ti hanno accordato un mese per poterti riprendere...ti farà bene staccare dopo tutto quello che hai sofferto.."le disse dolcemente l'amica,scostandole una ciocca di capelli color rame dietro l'orecchio.
"Ho bisogno di buttarmi a capofitto nella vita,in una nuova vita...non voglio darmi tempo per pensare a tutto quello che è successo...probabilmente Matteo sarebbe ancora vivo,se non mi fossi lasciata trasportare dalla debolezza che ha indotto Martino a pensare che per me si trattasse di un peso.Lo capisci?Come posso pensare di fermarmi?"
La vita è giusta solo con pochi.Vittoria non aveva mai perso di vista queste parole che ripeteva,in continuazione, come un mantra,nella speranza di poter dare un pò di sollievo alla sua anima violata e brutalizzata.Probabilmente aveva bisogno di tempo ma,allo stesso tempo,quel tempo la spaventava.
TREDICI
La cerimonia annuale dei riconoscimenti del corpo dei Carabinieri,si svolse anche quell'anno,come previsto.
Vittoria ricordava nitidamente il momento in cui si era decisa ad entrare nel corpo dei Carabinieri.A quell'epoca,nulla sembrava in grado di poterla fermare e,nel giro di qualche mese,superò brillantemente ogni ostacolo interposto tra lei,algida ventiduenne,e la carica di Carabiniere scelto.Si sarebbe fatta strada con molta dignità in un mondo "al maschile"come quello dell'Arma.
Quest'anno un premio era stato riservato a lei,che si era resa così lucida ed indispensabile per quello che era stato il caso più discusso ed impegnativo,su diversi fronti,dell'anno.Vittoria sal' le scale foderate da un tappeto di velluto rosso che conducevano al palco,dove decorati generali e colonnelli,pietre miliare dei Carabinieri di tutto il nord-ovest,l'attendevano orgogliosi."Signorina Rispo"incominciò Pisano,Capitano del Comando CC Milano Duomo,"é con onore ed ammirazione che noi,tutti qui ora,ci stringiamo a lei per conferirle la carica di tenente.Ci è testimone Dio e lo stato,cui rinnoviamo la promessa di servirlo,in nome della Legge".
In prima fila,era seduta,come una mamma orgogliosa,Isabella,che le strizzò teneramente l'occhio,in segno di complicità...Vittoria era riuscita a commuoversi.
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Fantastico